Pensieri & ispirazioni
Parole che hanno segnato il cammino. Dei maestri di ogni tempo, e di chi oggi cammina con la Scuola.
Riflessioni condivise negli anni dai conduttori, riprese dal diario della Scuola.
Il NOI come stato di coscienza
Anna Carla Digregorio & Nicolaos Anifantis
Il NOI non è un legame: è uno stato d'unione profonda con l'altro. Uno stato di coscienza che niente e nessuno può turbare dall'esterno.
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Nel momento in cui sali in quello stato di coscienza, nella tua realtà nulla è più come prima. Il NOI è uno stato d'essere. La coppia e la maternità sono i due mezzi che la vita utilizza per proiettarci in questo Regno interiore del NOI: ogni gesto, ogni scelta, ogni progetto, ogni pensiero diviene sostenuto da quello stato di coscienza. Chi non l'ha sperimentato non può comprenderlo.
Esso non dipende da come stiamo o da come si comporta l'altro, non dipende da com'è l'altro o dalla sua vicinanza. Non esiste distanza che possa sciogliere il NOI, neanche la morte. Non esistono litigi o difetti che possano corrompere la Forza di quel NOI, perché essa non dipende né da me, né dall'altro. Il NOI è uno stato elevatissimo di esistenza: il risultato di una profonda Unione, Amore e Integrazione dell'altro in Sé. Il coltivare giorno per giorno quel seme di senapa destinato a divenire il Regno dei Cieli.
E quando hai sperimentato la potenza del NOI attraverso un partner o un figlio, allora aspiri nel profondo del cuore ad arrivare allo stadio più alto: l'Umanità.
Immaginare che Gesù viveva uno stato di coscienza Universale ancora più alto di quello dell'Umanità, in cui le sue scelte, le sue parole e le sue azioni erano dettate dal suo Amore, dalla sua Unione e integrazione con ogni parte dell'esistenza, anche quelle ai nostri occhi più «insignificanti». Comprendere il NOI ci fa capire, in minima parte, quale potenza emanava il suo cuore. È morto per salvare NOI, perdonando NOI che lo abbiamo tradito e ucciso, in nome dell'Unione profonda: ci sentiva in Lui.
Sei il contenuto o il contenitore?
Nicolaos Anifantis
In Giappone un vaso rotto si ripara con l'oro: è il kintsugi, e il vaso diventa più bello di prima. Ma io ho smesso di riparare quel vaso con l'oro.
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Quando, attraverso un lavoro su di Sé, si riesce a osservare e riconoscere l'involucro esterno (la personalità, l'ego con cui ci si identifica), allora, con un atto di volontà, disidentificandoci da quell'involucro, romperemo i condizionamenti e le meccanicità a esso legate.
In Giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l'oro, perché un vaso rotto può divenire ancora più bello di quanto non lo fosse in origine: questa tecnica si chiama kintsugi, da «kin» (oro) e «tsugi» (riparare). Ma quel rendere «più bello» è un'illusione, l'ennesima trappola dell'ego: io ho smesso di riparare quel vaso rotto con l'oro per renderlo più bello.
Ci siamo incarnati in questa epoca per trasmutare e rendere sempre più limpido il nostro involucro esterno, creandone uno trasparente con il quale sarà impossibile identificarsi, e che mostri all'esterno ciò che c'è al nostro interno. Non riparare quel vaso rotto non significa rinnegare ciò che siamo stati in passato: significa contenerlo al nostro interno, per non dimenticare.
Invece di riparare con l'oro qualcosa che ci legherebbe nuovamente a vecchie dinamiche non più funzionali alla nostra evoluzione, è fondamentale proseguire il cammino: costruendo nuovi contenitori sempre più limpidi, vaso dopo vaso, diverremo al contempo contenuto e contenitore di quel vuoto in trasparenza che tutto crea.
Nonno, i tuoi occhi mi parlavano
Nicolaos Anifantis
Mio nonno non parlava quasi mai, e quelle poche volte lo faceva in greco. Io, bimbo nato e cresciuto in Italia, non ho mai saputo quali fossero le sue idee, i suoi valori, i suoi sogni. Ma i suoi occhi mi parlavano.
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Nelle lunghe sere estive, quando andavamo in Grecia per le vacanze, lo trovavo sempre seduto sul terrazzo, di fronte a un tavolino tondo, mentre sorseggiava del whisky. Io mi avvicinavo e ci fissavamo negli occhi: lui all'inizio mi accennava un sorriso, per poi tornare alla sua solita espressione.
Nel suo sguardo scorgevo una sostanziale differenza: l'occhio destro era l'occhio di un uomo che aveva sofferto, insoddisfatto della vita, pieno di rabbia e rancore; l'occhio sinistro era pieno di vita e pregno d'amore. Ma in entrambi c'era la malinconia per non aver portato a termine i propri sogni. Questo è quello che io vedevo.
Da quegli occhi ho imparato molto. E oggi, anche grazie a lui, vivo la vita alimentando e attuando i miei sogni, che progetto insieme alla mia dolce metà, seduto sul terrazzo di fronte a un tavolino tondo, sorseggiando una tazza di tè. E di Te… che sei stato il mio nonno silenzioso.
Fiori di Bach e salute
Anna Carla Digregorio & Nicolaos Anifantis
«Fino a quando Anima e persona sono in pace, si realizzano la felicità e la salute. Quando invece la persona si allontana dal cammino tracciato dall'anima, lì nasce il conflitto: da questo conflitto scaturiscono la malattia e l'infelicità» (E. Bach, Guarisci te stesso).
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E sempre di Bach sono le parole: «La malattia non è un errore né una punizione, ma solamente un correttivo, uno strumento di cui l'Io Superiore si serve per richiamare la nostra attenzione sui nostri errori, per metterci in guardia di fronte a errori maggiori e per riportarci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto allontanarci».
Anche Georg Groddeck, medico, psicoanalista e padre della moderna psicosomatica, agli inizi dello scorso secolo ha a lungo interpretato la malattia come un contrasto tra l'Io e l'Es, l'energia vitale presente dentro ognuno di noi che permette il funzionamento di organi e cellule: la stessa energia messa in gioco per rinnovare i tessuti del corpo, difenderlo e autoguarirlo. Oggi la medicina PNEI, che correla il sistema psichico a quello neurologico, endocrino e immunitario, conferma che la salute dipende dall'equilibrio e dalla sinergia di questi quattro sistemi: cortisolo, adrenalina, radicali liberi e altre molecole, se prodotti in eccesso, indeboliscono il sistema immunitario, cardiovascolare, nervoso e gastrointestinale.
Essere in sintonia con i propri bisogni e quindi con se stessi, mettersi in contatto con il proprio sentire profondo e la propria Anima, favorisce la salute. Depressioni, attacchi di panico o stati ansiogeni possono indebolirla e, come circolo vizioso, allontanarci sempre più da questo sentire.
In che modo intervengono le essenze floreali? I Fiori di Bach agiscono per «informazione»: ogni fiore trasmette una determinata informazione che entra nel nostro spazio vitale, disinnesca ciò che portava allo squilibrio e modula le nostre vibrazioni. Siamo energia pura: fermiamoci un istante, rimaniamo in silenzio, soffermiamoci sul corpo. Il sangue che scorre, il cuore che batte, il respiro: tutto vibra. Quando ascoltiamo una musica intensa proviamo una vibrazione interiore che smuove la nostra essenza; quando siamo innamorati vibriamo così forte da essere in pieno contatto con essa. Anche Jung affermava che tutta la realtà è fenomeno energetico.
Un'emozione vissuta troppo a lungo produce vibrazioni ripetute che causano un calo energetico in un organo vitale: dapprima una tensione, poi uno squilibrio attraverso la chiusura dei Chakra, i sette centri in cui l'energia vitale si concentra per essere distribuita alla rete dei meridiani. La malattia, secondo la medicina vibrazionale, è una disarmonia tra la vibrazione del corpo e quella della sua Anima.
Einstein, con la sua E=mc², ci ha mostrato che tutto è energia: energia che non si distrugge ma si trasforma, varia di stato, esprime una diversa frequenza. Poiché gli atomi vibrano, e tutto in natura è fatto di atomi, tutto vibra: anche l'uomo. E se siamo esseri fatti di energia, possiamo essere influenzati dall'energia: per agire sui corpi sottili occorre un'energia che vibri a frequenze oltre il piano fisico, come quella delle essenze di fiori, gemme, cristalli e minerali.
Così Bach, intuendo che ogni fiore ha una frequenza vibratoria paragonabile a quella delle nostre emozioni, preparò i suoi rimedi con l'aiuto dei quattro elementi: Terra e Aria per far maturare la pianta fino al periodo balsamico, Sole per liberare le virtù guaritrici e la forza vitale del fiore, Acqua per trattenere le vibrazioni e le informazioni in esse contenute. I fiori agiscono ripristinando le giuste vibrazioni e riportando all'unità mente, corpo e Spirito: l'essere umano è molto più che tessuto, sangue e proteine. Possiede anche una dimensione spirituale.
La morte e il disegno più grande
Scuola ContattaTi
La morte di un giovane: ingiusta. E la sofferenza dei suoi cari? Anche. La morte in generale è ingiusta! Eppure ogni cosa ha un senso importante, anche quando ai nostri occhi mortali sembra incomprensibile.
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Ogni cosa ha un importante senso: la morte di quel giovane in quel momento, e anche la sofferenza dei cari. Magari quell'anima ha portato ciò che doveva portare, e ha da fare molto altro. Ma questo evento, visto separato e isolato dall'intero disegno, ci sembra incomprensibile. Visto dai nostri occhi mortali, e non da quelli della nostra anima immortale, ci sembra ingiusto e inaccettabile.
È come se ti scrivessi: «a»… e tu, da quella sola lettera, dovessi giudicare chi sono o cosa penso, qual è il senso del mio discorso. Impossibile, vero? Solo quando quella «a» viene associata ad altre lettere inizia a rendersi comprensibile ciò che rappresentava in un intero discorso, o addirittura in un'intera esistenza.
È ingiusto, lo è finché vedi la vita solo orizzontalmente. O per lo meno non lo è, se ne comprendi il senso, il senso reale dell'Esistenza. So che è dura, ma prova a far uscire Luce da quel dolore, da quel buio. Viviamo l'attaccamento agli altri e alla vita in maniera eccessiva, e non riusciamo a vedere la bellezza del rinnovarsi della vita e del proseguire.
Vedere morire un caro, o pensare di poter morire, non è facile né piacevole: è terribile, dolorosissimo, inaccettabile per la nostra mente. Ma è perfetto nel disegno di Dio, nel ciclo di rinascite, nel ciclo di evoluzione. Ciclo che ci riporterà a contattare il nostro essere Luce.
Il Padre Nostro detto da Dio
Testo tradizionale
Hai mai pensato a come Dio direbbe il «Padre Nostro»? O meglio: il «Figlio mio».
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Figlio mio, che stai nella terra e ti senti preoccupato, confuso, disorientato, solo, triste e angosciato: io conosco perfettamente il tuo nome, e lo pronuncio benedicendolo, perché ti amo e ti accetto così come sei.
Insieme costruiremo il mio Regno, del quale tu sei erede, e in esso non sarai solo, perché Io sono in te come tu sei in me. Desidero che tu faccia sempre la mia volontà, perché la mia volontà è che tu sia umanamente felice.
Avrai il pane quotidiano, non ti preoccupare. Però ricorda: non è solo tuo. Ti chiedo di dividerlo sempre con il tuo prossimo; ecco perché lo do a te, perché so che sai che è per te e per tutti i tuoi fratelli.
Perdono sempre le tue offese, anzi ti assolvo prima che tu le commetta. So che le commetterai, però so anche che a volte è l'unico modo che hai per imparare, crescere e avvicinarti a me, alla tua vocazione. Ti chiedo solo che, in egual modo, tu perdoni te stesso e perdoni coloro che ti feriscono.
So che avrai tentazioni, e sono certo che le supererai. Stringimi la mano, aggrappati sempre a me, e io ti darò il discernimento e la forza perché ti liberi dal male.
Non dimenticare mai che ti amo da prima che tu nascessi, e che ti amerò oltre la fine dei tuoi giorni, perché sono in te come tu sei in me. Che la mia benedizione scenda e rimanga su di te, e che la mia pace e l'amore eterno ti accompagnino sempre.
Atto di abbandono a Gesù
Don Dolindo Ruotolo
«Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.»
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«Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi porti, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.»
«Quante cose opero quando l'anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda e, dicendomi "pensaci tu", chiude gli occhi e riposa! Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come credete voi: non siete infermi che domandano al medico la cura, ma infermi che gliela suggeriscono. Pregate come vi ho insegnato nel Pater: "sia fatta la tua volontà", ossia: pensaci tu.»
«Quando vedi che le cose si complicano, di' con gli occhi dell'anima chiusi: "Gesù, pensaci tu". Fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Io ci penserò, ve lo assicuro.»
I 7 Valori dei Samurai
Anna Carla Digregorio & Nicolaos Anifantis
Il Bushido si fonda su sette concetti ai quali il samurai deve scrupolosamente attenersi. Non sono regole di combattimento: sono sette modi di stare al mondo, e ciascuno di essi è un banco di prova quotidiano.
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義 Gi — Onestà e Giustizia. Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, e credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero samurai non ha incertezze: vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
勇 Yu — Eroico Coraggio. Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire: nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. L'eroico coraggio non è cieco, ma intelligente e forte.
仁 Jin — Compassione. L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte, e quel potere deve essere utilizzato per il bene comune. Egli coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e, se l'opportunità non si presenta, fa di tutto per trovarne una.
礼 Rei — Gentile Cortesia. Il samurai non ha motivi per comportarsi in maniera crudele, né bisogno di mostrare la propria forza: è gentile anche con i nemici. È rispettato non solo per la sua forza in battaglia, ma per come interagisce con gli altri. Il miglior combattimento è quello evitato.
誠 Makoto — Completa Sincerità. Quando un samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta. Non ha bisogno né di dare la parola né di promettere: parlare e agire sono la medesima cosa.
名誉 Meiyo — Onore. Vi è un solo giudice dell'onore del samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
忠義 Chugi — Dovere e Lealtà. Compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario: il samurai ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue, e resta fieramente fedele a coloro di cui si prende cura.
Quale di questi valori riesci a incarnare nel tuo quotidiano?
Minuti di Cielo
fra Anto Rados
L'attimo che vivi è tutto ciò che hai: se te ne convinci arriverai alla consapevolezza che null'altro ti serve, ma solo vivere fino in fondo l'attimo presente.
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A volte i nostri innumerevoli desideri causano solo chiasso dentro di noi, eppure ci vuole così poco per ottenere la Pace, per essere nella Pace e, ancora, per diventare araldi della Pace.
In mezzo alle moltitudini ci distinguiamo per il nome, i doni, i talenti che abbiamo ricevuto: non per noi stessi, ma per arricchire gli altri. Eppure più volte siamo ripiegati su noi stessi, sui nostri insuccessi, e deruberemo gli altri senza saperlo. Ricordati che hai ricevuto dei talenti: se con essi non hai reso felice l'altro, li hai sottratti e, ancora di più, non hai riconosciuto la Bontà del Donatore.
Usa i tuoi talenti, i tuoi doni, e rendi più bello il mondo in cui sei collocato: lo fa un semplice fiore e lo puoi fare pure tu. Non attendere ricompense o gratitudine, esse appartengono al Creatore. Le difficoltà passano — sì, già quella che vivi oggi sarà più leggera domani.
Tu sei l'immagine dell'Eterno sulla terra: a volte ferito, perso, amareggiato, deluso, eppure sei immagine dell'Eterno. Non dimenticarlo mai. Alza lo sguardo, tendi la mano e ricevi quella già tesa verso di te, e camminiamo insieme verso la Foce dove le nostre vite si mescolano con l'Oceano.